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"Prestito titoli negli ETF: opportunità o rischio invisibile per gli investitori?"

Data pubblicazione: 15 novembre 2024

Autore: Filippo Filetto

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Gli ETF (Exchange Traded Fund) sono strumenti di investimento apprezzati per la loro semplicità e i costi ridotti. Ma sapevi che, oltre alle spese di gestione, c’è un altro elemento, il prestito titoli, che può influire sul rendimento? Vediamo insieme cos’è e cosa questa pratica, spesso poco conosciuta, comporta per chi investe.


Cos’è il prestito titoli, in parole semplici?

Immagina di avere una libreria con molti libri che usi di rado. Ora, supponi che qualcuno ti chieda di prenderne in prestito uno per un po' e sia disposto a pagarti per questo. Ti dici: perché no? Il libro resta tuo, ma intanto ci guadagni. Questo è, in modo molto semplice, il prestito titoli: la società che gestisce l’ETF presta una parte delle sue azioni o obbligazioni in portafoglio ad altri investitori in cambio di un compenso.


Cosa ci guadagna la società di gestione e cosa ci guadagni tu?

Il guadagno generato da questo prestito viene diviso tra la società di gestione (costituendone i ricavi) e l’ETF stesso (sottoscrittori). Per fare un esempio pratico, supponiamo che il guadagno lordo del prestito titoli sia di 100 euro. Di questi, alla società potrebbe restare il 30%, mentre l’ETF (e quindi indirettamente tu, che investi in esso) riceverà il 70%. Così, l’ETF si ritrova con 70 euro che possono contribuire a ridurre i costi per gli investitori (ottima cosa!), e la società che gestisce l’ETF con 30 euro di ricavi in più in bilancio che si aggiungono alla commissione di gestione dell’ETF stesso. In questa prospettiva il prestito titoli può sembrare solo un piccolo dettaglio nel mondo degli ETF, ma per le società di gestione può rappresentare un interessante guadagno aggiuntivo. Ma non è finita qui.


Il prestito titoli è davvero un’attività senza pensieri?

Se da un lato il prestito titoli aiuta a risparmiare sui costi, dall'altro c’è un aspetto da considerare: il rischio. Tornando all’esempio della libreria, immagina che chi ha preso in prestito il tuo libro non possa più restituirlo. Nel caso del prestito titoli, la controparte (chi prende in prestito le azioni o obbligazioni) potrebbe non riuscire a restituirle in tempo o subire delle perdite (pensa a quello che è successo durante la crisi finanziaria del 2008). E’ anche vero che la società di gestione dell’ETF prende delle precauzioni (nella maggioranza dei casi viene chiesto un collaterale, ossia una garanzia da parte di chi prende i titoli in prestito), ma è sempre bene sapere che un certo livello di rischio è implicito e non azzerabile del tutto.

Cosa dovrebbe fare chi vuole investire in ETF?

Il primo consiglio, e su questo non si sbaglia mai, è sempre quello di rivolgersi ad un professionista, un Consulente Finanziario; inoltre, prima di investire in un ETF, è utile capire come viene gestito. Anche senza entrare in dettagli troppo tecnici, sapere che il prestito titoli è una pratica comune può aiutarti a fare una scelta più consapevole ed eventualmente, se questa prassi non è di tuo gradimento, puoi sempre scegliere consapevolmentequegli ETF che non praticano il prestito titoli. Gli ETF restano strumenti molto interessanti e relativamente economici, ma non sono sempre “gratis” come spesso viene fatto intendere (in finanza non esistono pasti gratis!). Per comprendere come i guadagni del prestito titoli siano distribuiti, è consigliabile consultare, oltre un professionista, il prospetto informativo dell'ETF e/o la documentazione fornita dall'emittente, in cui sono dettagliate le politiche specifiche relative all’esercizio o meno del prestito titoli e alla condivisione dei proventi da tale attività. 

Per concludere

Costruire un portafoglio d’investimento utilizzando anche gli ETF offre notevoli vantaggi, ma vale sempre la pena essere informati su tutte le dinamiche che entrano in gioco. In fin dei conti, un investitore consapevole è un investitore più sereno. 


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